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lunedì 7 aprile 2014

Scusa ma... ne capisci di poesia?!





Tu, cosa ne sai,
di un universo di parole
lasciate lì,
panni stesi al sole.
E di un quinario,
cosa ne sai?
Ma la rima, la baci mai?
Tra un verso e l’altro,
la incontri mai?
Vorrei volare
con ali di cristallo
e non cadere in fallo.
Saperti  amare.
 Sentire il mare... 




* Uno sfottò a chi si professa poeta e non lo è, ma soprattutto a chi presiede in qualità di giurista ai concorsi di poesia non avendo mai sentito parlare di endecasillabi, quinari, settenari, rime baciate, rime alternate, rime incatenate... L'endecasillabo questo sconosciuto... Mi immagino una scena fantozziana davanti a richieste oggettive sulla metrica. Un'opera d'arte non è forse un dolce abbraccio tra forza espressiva e tecnica? A chi invece si sta avvicinando ora al magico mondo della poesia, consiglio alcune preziose e semplici letture "La poesia salva la vita" di Donatella Bisutti (Arnoldo Mondadori Editore) e i preziosi appunti dell'accademia Alfieri.



METAFORE...




giovedì 6 marzo 2014

La sai l’ultima su Mark Twain?

Forse non tutti sanno che,  agli esordi della sua carriera, prima di dedicarsi seriamente alla scrittura, Samuel Langhorne Clemens alias Mark Twain, recatosi in Nevada a trovare il fratello Orion, si trattenne qualche tempo nella ridente cittadina di Carson per aiutare il fratello nominato segretario territoriale da Abraham Lincoln. Il ruolo di assistente tuttavia, non solo occupava una misera parte del suo tempo ma non appagava a sufficienza le sue esigenze, economicamente parlando, poiché aveva accumulato considerevoli debiti. Fu così che si mise a cercare qualcosa che gli consentisse di esprimere in maniera più esaustiva la sua incontenibile creatività.

Essere un giovanotto pieno di energie a Carson City nel 1861 doveva essere eccitante. La città in sé, affollata di esploratori e faccendieri, investitori  e mercanti in cerca di facili guadagni, era l’incarnazione della città americana giovane e ottimista. Nel suo bellissimo libro “Vita dura”, Mark Twain descrive la vita laggiù: “La gioia si leggeva su ogni volto, e negli occhi di tutti brillava una felicità intensa e quasi febbrile, testimonianza dei progetti di guadagno che si sviluppavano nella mente di ognuno e delle grandi speranze che dimoravano in ogni cuore. Il denaro abbondava come la polvere; ognuno si riteneva  ricco, e non si vedeva mai un viso intristito. C’erano associazioni militari, società di pompieri, orchestre di ottoni, banche, alberghi, teatri, organini, sale da gioco con le porte spalancate, riunioni politiche, sfilate, risse, assassinii, inchieste, disordini, una distilleria di whisky ogni quindici passi… “
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Questo paragrafo non era una frottola: i tempi erano floridi e Samuel era deciso a divertirsi il più possibile. Ma in fondo al suo cuore c’era il pensiero della madre e della sorella a casa, che si domandavano se stesse combinando qualcosa della propria vita come aveva fatto suo fratello. Le loro aspettative, accompagnate dal suo desiderio di accantonare denaro per le spese voluttuarie, lo indussero a escogitare un piano che, non solo avrebbe lanciato la sua carriera di scrittore, ma avrebbe anche dato i natali all’UOMO di nome Mark Twain. I due principali giornali locali del tempo, il “Territorial Enterprise” a Virginia City e l’”Evening Bulletin”, erano impegnati in una competizione serrata, entrambi alla ricerca delle storie e degli scrittori migliori per accaparrarsi un pubblico di lettori affamato di pettegolezzi. Nell’estate del  1862 Samuel  - inizialmente sotto lo pseudonimo di Josh  - fu arruolato come reporter locale. Il suo compito, quello di girare per la città e parlare con i suoi abitanti, fermarsi a bere con loro e mettere per iscritto quello che gli raccontavano. Un compito assai piacevole essendo lui un estimatore di chiacchiere e liquori. Per tutto questo sarebbe stato pagato venticinque dollari a settimana, una somma che a lui sembrava “scandalosamente esagerata”. Il resoconto dei fatti nudi e crudi, specialmente in una giornata uggiosa, era sempre di secondaria importanza rispetto all’offrire ai lettori quello che volevano, ossia sangue, budella e scandali. Twain avrebbe sempre rivendicato stupore davanti all’ingenuità dei suoi lettori, che con sua grande sorpresa si bevevano le sue improbabili storie senza batter ciglio. Ma lo stile spontaneamente scherzoso e aneddotico, persino quando riportava fatti realmente accaduti, indusse probabilmente il pubblico a pensare che fosse semplicemente una di quelle persone intorno a cui gravitavano storie straordinarie…

Alcuni spunti da "Il libro dei libri bugiardi" di Melissa Katsoulis

martedì 10 dicembre 2013

“E NON C’è POSTO PER ME?!”  

Poesia sul disagio psichico


Uno, due, tre, quattro, cinque…

Dove si va, cosa si fa?!
Ma ho lavato le mani?
Ho chiuso la porta?
Un dolore profondo
mi sconquassa la testa.
Il pensiero si arresta
ma l’immagine avanza:
è quella nera figura
che anche se chiudo gli occhi
mi sta appresso, mi cura
tra pugnali e balocchi.
Ma quanto è vasto il mondo
bello e brutto,
bello e brutto il mondo
e non c’è posto per me?!
Senza rispetto, nessun rispetto
per un povero pazzo, un reietto.
Ma che strana malattia buon Dio
senza onore né ragione,
solo spade in mezzo al cuore.
Mentre corro,  da una tasca scivola
una trottola di legno dai mille colori
la mia mente catturata
da vecchi amori, da vecchi amori…
Ma quanto è vasto il mondo
bello e brutto,
bello e brutto il mondo

e non c’è posto per me?!
(Giusy Grasso)


giovedì 21 novembre 2013

GAYATRI MANTRA 


Il Gayatri è una preghiera rivolta all'Intelligenza Universale conservata come reliquia nei "Veda", le più antiche scritture dell'uomo e il cui scopo è quello della presa di coscienza del Divino che dimora in noi. Porta alla luce inoltre, i nostri talenti e la capacità di discernimento. 






OM 
Bhur Bhuva Svaha
Tat Savitur Varenyam
Bhargo Devasya Dheemahi
Dhiyo yonah Prachodayat 


Il significato delle parole del Gayatri Mantra è il seguente: 

OM Il suono primordiale 

BHUR Bhu Loka (piano fisico) – si riferisce agli elementi che formano il corpo fisico 

BHUVA Bhuva Loka (piano astrale) – Si riferisce al potere nell’uomo che anima il corpo, ossia la Prana Sakthi 

SVAHA Swarga Loka (piano causale) 

TAT Si riferisce al Supremo 

SAVITUR  Ciò da cui tutto nasce 

VARENYAM Degno di essere adorato 

BHARGO La luce radiante che dona saggezza. 

DEVASYA Realtà divina 

DHEEMAHI Noi meditiamo 

DHI YO Buddhi, intellettoYO cheNAH nostro 

PRACHODAYAT illuminare