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martedì 25 febbraio 2020


Non urlare per chiedere aiuto di notte. Potresti svegliare i vicini.
Stanislaw Jerzy Lec



Buongiorno a tutti. Vorrei parlarvi quest’oggi, senza troppi fronzoli o  allarmismi, di un tema che, in questi giorni abbonda sui principali media e organi di stampa, e vorrei farlo analizzando qualche articolo dei nostri vicini francesi. Uno tra tanti. Una donna, assistita dagli operatori sanitari di Monte Carlo, per la quale, a seguito della descrizione dei suoi sintomi, si è messo in opera il protocollo di ricovero definito dal governo monegasco in riferimento alla sindrome corona virus. La paziente, attualmente ricoverata presso l’ospedale Princesse Grace, è stata sottoposta a un tampone e a delle analisi, poi inviate a un laboratorio di Marsiglia per un responso. I referti, arriveranno domani. Vorrei precisare che, al momento, pare vi siano già circa dodici casi ma,  le autorità sembrano voler ignorare questa notizia, per evitare panico e cattiva pubblicità? Forse o, più probabilmente, per qualche forma di interesse; ricordiamo che, Monte Carlo è un crocevia ideale per la diffusione del virus in quanto centro nevralgico, zona di passaggio di numerosi uomini d'affari provenienti da ogni parte del mondo. Nel suddetto articolo si insinua un accenno ai frontalieri italiani (circa seimila corrispondenti all’8%) ndr in Francia, particolarmente in Costa Azzurra, l’Italia viene dipinta come un centro di diffusione per l’epidemia, la stessa opinione pare sia condivisa da altri paesi in quanto, risulta essere il terzo  dopo Cina e Corea ad avere il maggior numero di casi. In tutto questo, l’Italia giustamente si difende, puntualizzando sugli incessanti controlli a tappeto, non dimentichiamo che, ci sono in giro persone portatrici sane di questo virus pressoché ignorate. Dunque, prima di dire che noi abbiamo più casi degli altri, bisognerebbe sapere come stanno esattamente le cose.













domenica 24 novembre 2019

I lungometraggi di Park Jung Bum al MILANO KOREAN FILM FESTIVAL 2019 Korea comes to Milano


"Height of the wave" (2019) 

Il cinema, può essere evasione ma, può  farci volare pur rimanendo con i piedi per terra, offrendoci oltremodo spunti di riflessione sull'interpretazione soggettiva del bene e del male, metterci di fronte alle nostre paure,  come davanti a uno specchio. Ho trovato interessante, la scelta stilistica a livello cromatico e sonoro del regista Park Jung Bum; sull'utilizzo di nuances cupe per  buona parte del film "Height of the wave" in netto contrasto con la purezza eterea sottolineata dalla luminosità del viso nella scena in cui Yea-eun si trucca e,  i colori vividi e intensi, accompagnati da note musicali dalle risonanze energiche e impietose, tese a sottolineare i ciak più intensi perché, ogni stato d'animo ha il suo contrappeso. In "The journals of Musan", mi ha particolarmente colpita, il long take della scena finale che, ne intensifica la drammaticità. All'interno del Cine Talk, si è parlato anche degli ingenti costi che comporta la produzione di un film e di come spesso, si scelga la via delle serie tv come trampolino di lancio. Tra le domande che hanno destato particolare interesse, è senz'altro quella su una possibile collaborazione cinematografica tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. Domanda che, ha ricevuto, per contro, un'ulteriore domanda da parte del regista: "rammentate di qualche collaborazione cinematografica tra le due Coree? Vi viene in mente qualche titolo?" Però, mai dire mai, dico io. Ora, permettetemi una punta ironica: avrei voluto conoscere anche l'attore Jin Yong Ok che, in entrambi i film, ha sempre preso un sacco di botte, spesso non meritate, così, a prescindere. Mi ha ricordato un Fantozzi coreano ma, questa è una mia digressione.

lunedì 5 agosto 2019

LA MENTE PRIGIONIERA




“Un giorno così felice. / La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino. / Non c’erano cose sulla terra che desiderassi avere. / Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare. / Il male accadutomi, l’avevo dimenticato / Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono. / Nessun dolore nel mio corpo. / Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e vele”.
Czesław Miłosz 



Foto: Light Writer's Photos

giovedì 1 agosto 2019


Ore 8 del mattino di una giornata di mezza estate.  Un sole abbagliante, senza troppe cerimonie, fa capolino dalla vetrina di questa piccola bottega artigiana dal tocco sobrio ed elegante. E’ lui il primo cliente della giornata, pronto a incedere glorioso a illuminarne ogni angolo. Assaporiamo, con la mente, il bauletto della nonna; carico di ricordi, fedele custode di memorie, ora impreziosite da nuovi impulsi vitali in un caleidoscopico susseguirsi di forme e colori. La gentile padrona di casa, conduce i suoi ospiti in questo ambiente dal sapore familiare, popolato da opere, realizzate nell’arte antica della cartapesta. E ancora, specchi e cornici, drappi e ricami mentre, impavidi guerrieri quali scatolette di tonno e vecchi cd, si fronteggiano in frack. In questo luogo dove, tanto l’anziano quanto il bambino ritrovano il loro sogno sospeso, mi sono sentita un moderno Da Vinci alla bottega del Verrocchio.  


Incanto Lunare
Via Monsignor Pogliani, 20
Cesano Boscone - Milano