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martedì 24 agosto 2021

"Curarsi con il cinema" di Paolino Cantalupo - Tullio Pironti Editore



Testo di Giusy Grasso

Le immagini esterne plasmano quelle interne e viceversa. Così, ciò che avevamo custodito nello scrigno dell’essere si apre un varco alla ricerca di una nuova via, costellata dei segni del nostro tempo. Un diverso sentire ci aspetta. Il futuro è consegnato alle immagini.

Corredato di 52 illustrazioni, amarcord di famosi ciak, arricchite da brevi calzanti note, il libro spiega in che modo sia possibile utilizzare il cinema nella cura delle sofferenze psichiche, delineando così, una psicoterapia immaginativa che sollecita le corde dell’erotismo e della seduzione.

Per l’autore, il disturbo mentale non è la perdita dell’identità bensì l’eccesso di identità; una forma pervicace dell’essere, che, senza aperture, non comunica più con il mondo esterno e si predispone al disequilibrio.

venerdì 4 dicembre 2020

       


"Più piccolo di come appare da sotto, eppure così significativo nel paesaggio di cui fa parte con naturalezza. Quasi commovente, nel modo in cui si adatta alla conformazione della collina invece di forzarla alle proprie ragioni. Un messaggio di equilibrio e stabilità lasciato così tanti secoli fa per durare ed essere ammirato, con le sue linee curve, senza presunzioni di verticalità, senza sfide alle leggi della fisica. Più in là ci sono i boschi, i muri che circondano la proprietà e la rendono invisibile dalla strada, più sotto, la pianura in cui dilagano capannoni, fabbriche, strade e altre brutture contemporanee avvolte in una foschia azzurrina."


Sinossi: La mattina del primo gennaio Veronica Del Muciaro, inviata di un programma televisivo di grandi ascolti, sta per morire soffocata da una brioche in un caffè storico di Suverso, prospera cittadina del nord. La salva uno strano e affascinante archeologo, il marchese Guiscardo Guidarini, che le rivela di aver riportato alla luce un sito importante. L’inviata scopre di cosa si tratta e lo rende pubblico in diretta tv, scatenando una furiosa competizione tra comuni, partiti rivali, giornalisti e autorità scientifiche. Con Il teatro dei sogni Andrea De Carlo applica le sue capacità di osservazione sociale e di indagine psicologica a un romanzo fortemente contemporaneo, polemico ed esilarante, che scava nelle ragioni dei quattro protagonisti e ne fa emergere verità, segreti, ambizioni, paure e sogni sopiti. 

RECENSIONE

Il marchese Guidarini, in questo romanzo a chiave dalla narrazione accattivante, diventa, suo malgrado, il protagonista di una contesa tra, i media e la politica contemporanea. TEATRO della contesa, due immaginari quanto reali comuni della Brianza e i rispettivi sindaci con entourage annesso. Immagini speculari di uno Stato che ha messo all’angolo la Bellezza con la B maiuscola aprendo la porta a personaggi della nostra quotidianità come la Del Mùciaro con l’accento sulla “U” che pare, a tratti, la brutta copia di Bruce Nolan/Jim Carrey nel film “Una settimana da Dio” e la sua boss, dall’ingombrante cognome “Riscatto”. A proposito, a quanto ammonterà il prezzo per liberare le menti provate dei poveri telespettatori? Il dibattito intellettuale si fa rissa da pollaio. Il lettore, si ritrova a sfogliare con frenesia questo romanzo come di fronte a un avvincente libro giallo alla ricerca dell’assassino. Ci troviamo ad assistere in prima fila alla pièce caricaturale di un’Italia in grado di farci sorridere, una risata amara certo, ma pur sempre una risata. 

"Dal punto di vista umano, l'azione del teatro come quella della peste, è benefica perché, spingendo gli uomini a vedersi quali sono, fa cadere la maschera, mette a nudo la menzogna, la rilassatezza, la bassezza e l'ipocrisia"

(Antoin Artaud)



lunedì 31 agosto 2020

  I veri credenti di Joseph O’Connor

 

L’Irlanda moderna e le sue contraddizioni in una serie di racconti ben strutturati. Personalmente, in questi spaccati di una terra perennemente in conflitto (nel 1991, quando il libro è stato pubblicato, la “questione irlandese” era molto più tragica di oggi) e di personaggi in bilico tra illusioni e realtà, ho trovato più belli gli ultimi capitoli. La storia d’amore tra i due combattenti schierati su fronti avversi, e soprattutto “Libertà si stampa”, dove un vedovo, appresa la notizia della moglie vittima di un incidente ferroviario, è soprattutto stupito dal fatto che la consorte recasse tra le mani una rivista che notoriamente disdegnava: le sue buffe considerazioni troveranno un riscontro in una chiacchierata finale con l’edicolante di fiducia. Tutta la narrazione di O’Connor è un’incursione nell’evoluzione/involuzione dei rapporti umani e di quello di coppia in primis, con le drammatiche rivalità politico-religiose, il labile vincolo tra sacro e profano, gli eccessi del quotidano a fare da tracce joyciane che conducono on the road esistenze difficili. 
 Giusy Grasso

giovedì 15 maggio 2014

La bellissima recensione della giornalista Rossella Di Marco




"Reset", ovvero procedimento che riporta il sistema allo stato iniziale. Un po’ come “Path”, che per i buddisti rappresenta il cammino per la trasformazione o come “Dzogchen” che per i tibetani è il risvegliare la persona allo stato primordiale di illuminazione presente in ciascuno di noi. Utilizzare il pensiero per giungere a trascenderlo secondo la filosofia Zen. Perché Tutto è Uno, come in cielo così in terra. L’uscire dal proprio ruolo per abbracciare l’altro in poesia. Ricordando “La fine è il mio inizio”, libro scritto dall’amato Tiziano Terzani. E allora, BUONA LETTURA!