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lunedì 31 agosto 2020

  I veri credenti di Joseph O’Connor

 

L’Irlanda moderna e le sue contraddizioni in una serie di racconti ben strutturati. Personalmente, in questi spaccati di una terra perennemente in conflitto (nel 1991, quando il libro è stato pubblicato, la “questione irlandese” era molto più tragica di oggi) e di personaggi in bilico tra illusioni e realtà, ho trovato più belli gli ultimi capitoli. La storia d’amore tra i due combattenti schierati su fronti avversi, e soprattutto “Libertà si stampa”, dove un vedovo, appresa la notizia della moglie vittima di un incidente ferroviario, è soprattutto stupito dal fatto che la consorte recasse tra le mani una rivista che notoriamente disdegnava: le sue buffe considerazioni troveranno un riscontro in una chiacchierata finale con l’edicolante di fiducia. Tutta la narrazione di O’Connor è un’incursione nell’evoluzione/involuzione dei rapporti umani e di quello di coppia in primis, con le drammatiche rivalità politico-religiose, il labile vincolo tra sacro e profano, gli eccessi del quotidano a fare da tracce joyciane che conducono on the road esistenze difficili. 
 Giusy Grasso

mercoledì 6 maggio 2020

COME IN, WE'RE OPEN!





Oggi 6 Maggio 2020 lo studio fotografico Light Writer's Photos riapre al pubblico con i seguenti orari: dal lunedì al sabato dalle 08.00 alle 12.30 e dalle 15 alle 19. In linea con le nuove disposizioni, potrà entrare una sola persona alla volta. Non temete, i prezzi rimarranno invariati fino alla fine dell'anno 2020. E non dimenticate la mascherina!




giovedì 9 aprile 2020

Anno 2030.
- Nonno, raccontami di quando l’Italia divenne una nazione così bella! E il nonno cominciò: era il 2020, dieci anni fa. All’improvviso un'epidemia investì tutto il mondo, pare provenisse dalla Cina ma, era stata portata da altri, forse da militari americani, non si seppe mai la verità... In Europa, l'Italia fu la prima a essere colpita. Ci furono tanti morti. Paura, diffidenza, gli ospedali gremiti di gente. Durò parecchie settimane, mesi, fu dura. Tanto. Il popolo italiano fu di grande esempio e reagì, dapprima, con la leggerezza e il sense of humour che lo contraddistingue poi, con spirito di sacrificio. Le persone riscoprirono il valore dell’aiutarsi vicendevolmente. L'importanza del tempo da dedicare alle persone care. Una crisi spaventosa colse tutti impreparati. I negozianti, a malincuore, tirarono giù le saracinesche delle loro attività commerciali e produttive. Chiedemmo aiuto all’Europa; all’epoca avevamo una Comunità, così si chiamava: comunità europea. Doveva servire per fare una grande Nazione, come gli Stati Uniti ma, altre nazioni, come la Germania e l’Olanda, dissero che avremmo dovuto fare da soli. Oppure, offrire le nostre aziende, gli aeroporti, le autostrade, l’oro della Banca d’Italia, i nostri risparmi... MA COME?! Dopo quello che avevano combinato!
- E allora nonno, cosa accadde?
Accadde che, ci rendemmo conto che dovevamo fare tutto da soli. Il Presidente della Repubblica, chiamò tutte le aziende e la Banca d’Italia emise un prestito, solo per gli Italiani, di 100 miliardi, si chiamava "SALVA ITALIA" e doveva servire per risollevare le sorti del Paese. Accadde l’incredibile: i politici rinunciarono ai loro stipendi per 6 mesi! Tutti i dirigenti d’azienda fecero altrettanto e, il resto della popolazione a seguire, secondo le proprie possibilità. Quindi, le aziende sane, comprarono così tanti titoli che, lo Stato italiano raccolse 300 miliardi in poche settimane. A quel punto, chiamarono un grande banchiere, un certo Draghi. Con quei soldi, non solo superò la crisi del momento ma, ricomprò anche una parte del debito estero che avevamo. Diminuì le tasse, per consentire di produrre a costi più bassi. Dopo appena quattro mesi, eravamo la Nazione più in forma del momento mentre, le altre, ci stavano a guardare, sperando non ce la facessimo. Alcune aziende che avevano trasferito le loro produzioni all’estero, come la Fiat, tornarono in Italia. Per consentire a tutti di lavorare, diminuirono l’orario di lavoro permettendo così, di trascorrere più tempo in famiglia. Il maggior fatturato, permise di ricomprare ancora i debiti che avevamo contratto negli anni passati. Eravamo così fieri di essere Italiani... Furono anni di grande intensità emotiva. Anni in cui riscoprimmo di essere un grande popolo fortunato, perché vivevamo nel paese più bello del mondo.
- Grazie Nonno. Domani me la racconterai di nuovo? È una storia così bella!

venerdì 6 marzo 2020

RILANCIAMO IL MADE IN ITALY


Siamo il Paese più bello del mondo, quello con il maggior numero di siti patrimonio dell'umanità e quello dove si mangia meglio, con maggior varietà di proposte.
In perfetta linea con le sue trasmissioni green, anche il cantante e conduttore sempreverde Luca Sardella, notoriamente sensibile alle eccellenze italiane, partecipa alla campagna "Rilanciamo il made in Italy". 















martedì 25 febbraio 2020


Non urlare per chiedere aiuto di notte. Potresti svegliare i vicini.
Stanislaw Jerzy Lec



Buongiorno a tutti. Vorrei parlarvi quest’oggi, senza troppi fronzoli o  allarmismi, di un tema che, in questi giorni abbonda sui principali media e organi di stampa, e vorrei farlo analizzando qualche articolo dei nostri vicini francesi. Uno tra tanti. Una donna, assistita dagli operatori sanitari di Monte Carlo, per la quale, a seguito della descrizione dei suoi sintomi, si è messo in opera il protocollo di ricovero definito dal governo monegasco in riferimento alla sindrome corona virus. La paziente, attualmente ricoverata presso l’ospedale Princesse Grace, è stata sottoposta a un tampone e a delle analisi, poi inviate a un laboratorio di Marsiglia per un responso. I referti, arriveranno domani. Vorrei precisare che, al momento, pare vi siano già circa dodici casi ma,  le autorità sembrano voler ignorare questa notizia, per evitare panico e cattiva pubblicità? Forse o, più probabilmente, per qualche forma di interesse; ricordiamo che, Monte Carlo è un crocevia ideale per la diffusione del virus in quanto centro nevralgico, zona di passaggio di numerosi uomini d'affari provenienti da ogni parte del mondo. Nel suddetto articolo si insinua un accenno ai frontalieri italiani (circa seimila corrispondenti all’8%) ndr in Francia, particolarmente in Costa Azzurra, l’Italia viene dipinta come un centro di diffusione per l’epidemia, la stessa opinione pare sia condivisa da altri paesi in quanto, risulta essere il terzo  dopo Cina e Corea ad avere il maggior numero di casi. In tutto questo, l’Italia giustamente si difende, puntualizzando sugli incessanti controlli a tappeto, non dimentichiamo che, ci sono in giro persone portatrici sane di questo virus pressoché ignorate. Dunque, prima di dire che noi abbiamo più casi degli altri, bisognerebbe sapere come stanno esattamente le cose.













domenica 24 novembre 2019

I lungometraggi di Park Jung Bum al MILANO KOREAN FILM FESTIVAL 2019 Korea comes to Milano


"Height of the wave" (2019) 

Il cinema, può essere evasione ma, può  farci volare pur rimanendo con i piedi per terra, offrendoci oltremodo spunti di riflessione sull'interpretazione soggettiva del bene e del male, metterci di fronte alle nostre paure,  come davanti a uno specchio. Ho trovato interessante, la scelta stilistica a livello cromatico e sonoro del regista Park Jung Bum; sull'utilizzo di nuances cupe per  buona parte del film "Height of the wave" in netto contrasto con la purezza eterea sottolineata dalla luminosità del viso nella scena in cui Yea-eun si trucca e,  i colori vividi e intensi, accompagnati da note musicali dalle risonanze energiche e impietose, tese a sottolineare i ciak più intensi perché, ogni stato d'animo ha il suo contrappeso. In "The journals of Musan", mi ha particolarmente colpita, il long take della scena finale che, ne intensifica la drammaticità. All'interno del Cine Talk, si è parlato anche degli ingenti costi che comporta la produzione di un film e di come spesso, si scelga la via delle serie tv come trampolino di lancio. Tra le domande che hanno destato particolare interesse, è senz'altro quella su una possibile collaborazione cinematografica tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. Domanda che, ha ricevuto, per contro, un'ulteriore domanda da parte del regista: "rammentate di qualche collaborazione cinematografica tra le due Coree? Vi viene in mente qualche titolo?" Però, mai dire mai, dico io. Ora, permettetemi una punta ironica: avrei voluto conoscere anche l'attore Jin Yong Ok che, in entrambi i film, ha sempre preso un sacco di botte, spesso non meritate, così, a prescindere. Mi ha ricordato un Fantozzi coreano ma, questa è una mia digressione.