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lunedì 13 dicembre 2021

UN POMERIGGIO DA FAVOLA

Un appuntamento imperdibile con favole ed emozioni per adulti e bambini. Presente anche lo scrittore Armando Maschini, autore del libro "Quando le parole diventano favole".

Verrà inoltre offerta a tutti una gustosa merenda e i bambini potranno consegnare le loro letterine a Babbo Natale. 

 Sabato 18 Dicembre 2021 dalle ore 16  

Centro Civico Sala Ilaria Alpi - Teatro Piana Via Turati, 6  Cesano Boscone (MI)








*Evento organizzato da: Associazione Comitato Tessera 2001

sabato 11 settembre 2021

Visita alla Società di Mutuo Soccorso, Bordighera


Meraviglia ed emozione hanno caratterizzato la mia visita in questo luogo ricco dei ricordi delle sei famiglie di pescatori che hanno fatto la storia di Bordighera.

Un viaggio nel tempo dettato da questa singolare scatola dei ricordi, piena di cartoline e scatti in bianco e nero che documentano la vita e l’aspetto che ha assunto la città nel corso degli anni. Ne emergono i pescatori, con i nomi e i soprannomi con i quali erano conosciuti in paese, i personaggi, come il pittore tedesco Friederich von Kleudgen e padre Giacomo Viale che ne hanno risollevato le sorti, i politici, i sindaci, persino la regina Margherita. Sono testimoniati dai documenti e dalle stampe, oltre a premi e manifestazioni, i soggiorni di Claude Monet alla pensione Anglais, la partenza da Genova del transatlantico Rex, con ben altra rotta rispetto all’accenno fatto nel celebre film di Federico Fellini Amarcord, e anche la festa della mamma. Lo sapevate che ha avuto origine proprio a Bordighera, prima di diffondersi in tutta Italia? Ad arricchire il tutto, il bel diorama della città di Bordighera creato dalle sapienti mani di Fulvio De Benedetti: la minuziosità dei particolari rende molto reale il sogno, mentre i suoi racconti ci riportano indietro nel tempo. Meraviglia ed emozione.

martedì 24 agosto 2021

"Curarsi con il cinema" di Paolino Cantalupo - Tullio Pironti Editore



Testo di Giusy Grasso

Le immagini esterne plasmano quelle interne e viceversa. Così, ciò che avevamo custodito nello scrigno dell’essere si apre un varco alla ricerca di una nuova via, costellata dei segni del nostro tempo. Un diverso sentire ci aspetta. Il futuro è consegnato alle immagini.

Corredato di 52 illustrazioni, amarcord di famosi ciak, arricchite da brevi calzanti note, il libro spiega in che modo sia possibile utilizzare il cinema nella cura delle sofferenze psichiche, delineando così, una psicoterapia immaginativa che sollecita le corde dell’erotismo e della seduzione.

Per l’autore, il disturbo mentale non è la perdita dell’identità bensì l’eccesso di identità; una forma pervicace dell’essere, che, senza aperture, non comunica più con il mondo esterno e si predispone al disequilibrio.

sabato 8 maggio 2021

"Non abbiate paura"

Ph: Jasmin Chew

Nel brusio della stanza

Risa di angeli avanzano

Quanto rumore

Per essermi svegliata

Dalla parte opposta dei sogni.

G. Grasso

lunedì 21 dicembre 2020


 "Ho riconosciuto la felicità 

dal rumore che ha fatto andandosene."

Jacques Prévert 



Foto: Light Writer's Photos 
Allestimento scenografico: Incanto Lunare
Abbigliamento/accessori: Coccole d'Autore


 

venerdì 4 dicembre 2020

       


"Più piccolo di come appare da sotto, eppure così significativo nel paesaggio di cui fa parte con naturalezza. Quasi commovente, nel modo in cui si adatta alla conformazione della collina invece di forzarla alle proprie ragioni. Un messaggio di equilibrio e stabilità lasciato così tanti secoli fa per durare ed essere ammirato, con le sue linee curve, senza presunzioni di verticalità, senza sfide alle leggi della fisica. Più in là ci sono i boschi, i muri che circondano la proprietà e la rendono invisibile dalla strada, più sotto, la pianura in cui dilagano capannoni, fabbriche, strade e altre brutture contemporanee avvolte in una foschia azzurrina."


Sinossi: La mattina del primo gennaio Veronica Del Muciaro, inviata di un programma televisivo di grandi ascolti, sta per morire soffocata da una brioche in un caffè storico di Suverso, prospera cittadina del nord. La salva uno strano e affascinante archeologo, il marchese Guiscardo Guidarini, che le rivela di aver riportato alla luce un sito importante. L’inviata scopre di cosa si tratta e lo rende pubblico in diretta tv, scatenando una furiosa competizione tra comuni, partiti rivali, giornalisti e autorità scientifiche. Con Il teatro dei sogni Andrea De Carlo applica le sue capacità di osservazione sociale e di indagine psicologica a un romanzo fortemente contemporaneo, polemico ed esilarante, che scava nelle ragioni dei quattro protagonisti e ne fa emergere verità, segreti, ambizioni, paure e sogni sopiti. 

RECENSIONE

Il marchese Guidarini, in questo romanzo a chiave dalla narrazione accattivante, diventa, suo malgrado, il protagonista di una contesa tra, i media e la politica contemporanea. TEATRO della contesa, due immaginari quanto reali comuni della Brianza e i rispettivi sindaci con entourage annesso. Immagini speculari di uno Stato che ha messo all’angolo la Bellezza con la B maiuscola aprendo la porta a personaggi della nostra quotidianità come la Del Mùciaro con l’accento sulla “U” che pare, a tratti, la brutta copia di Bruce Nolan/Jim Carrey nel film “Una settimana da Dio” e la sua boss, dall’ingombrante cognome “Riscatto”. A proposito, a quanto ammonterà il prezzo per liberare le menti provate dei poveri telespettatori? Il dibattito intellettuale si fa rissa da pollaio. Il lettore, si ritrova a sfogliare con frenesia questo romanzo come di fronte a un avvincente libro giallo alla ricerca dell’assassino. Ci troviamo ad assistere in prima fila alla pièce caricaturale di un’Italia in grado di farci sorridere, una risata amara certo, ma pur sempre una risata. 

"Dal punto di vista umano, l'azione del teatro come quella della peste, è benefica perché, spingendo gli uomini a vedersi quali sono, fa cadere la maschera, mette a nudo la menzogna, la rilassatezza, la bassezza e l'ipocrisia"

(Antoin Artaud)



mercoledì 18 novembre 2020




La paura è nei cromosomi?



Foto: Fabio Ricci


È di qualche tempo addietro l’annuncio da parte di un’équipe di biologi che è stato individuato il gene della paura. Ovvero la paura, oggi componente determinante del vivere nel mondo occidentale di fronte al dilagare del terrorismo, è insita nell’uomo, di qualunque estrazione razziale, culturale, sociale, esso sia.

In realtà, noi crediamo che gli scienziati abbiano commesso un piccolo errore: hanno individuato il gene del timore, non quello della paura. E non vi sembri questo un gioco di parole.

La paura è una reazione irrazionale, che spinge alla fuga (in greco fobéomai, “aver paura”, viene proprio da “fuggire”, fébomai), che suppone un castigo, che sobilla, in mancanza di possibili fuoriuscite evasive, al duello. È una passione da cui liberarsi, come auspicavano gli stoici, verso l’atarassia, la pacatezza e la serenità. Era considerata – è – quasi come un vizio.

Ben diverso il timore. Ovvero quel sentire fiducioso che, come scrive lo psicologo Umberto Galimberti, “concorre alla formazione della coscienza morale che argina le spinte trasgressive”.

Contrariamente alla resa allo sgomento dettata dalla paura, il timore induce al dialogo rispettoso e consapevole e spinge al rigore morale che sono la difesa più certa contro ogni arroganza, ogni brutalità, ogni disumanità. Anche, e potremmo dire soprattutto, quelle che si autoproclamano – invocando “invano” il nome di Dio – etiche, morali, “sante”.

“Abbiamo bisogno di ritrovare”, scrive Gianfranco Ravasi, “quel timore che è rispetto per l’altro, ossia il prossimo, e per quell’Altro, che è Dio o il mistero (secondo le diverse opzioni)… Abbiamo bisogno di ritrovare quel timore che è fiducia e fraternità, perché tutti siamo creature, partecipi delle stesse paure e della stessa fragilità “adamitica”.”

E, confermano i biologi, possiamo farlo guardandoci dentro, scrutando la nostra umanità, impegnandoci nell’individuare la nostra identità, quindi le nostre possibilità e i nostri limiti.