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sabato 8 maggio 2021

"Non abbiate paura"

Ph: Jasmin Chew

Nel brusio della stanza

Risa di angeli avanzano

Quanto rumore

Per essermi svegliata

Dalla parte opposta dei sogni.

G. Grasso

lunedì 21 dicembre 2020


 "Ho riconosciuto la felicità 

dal rumore che ha fatto andandosene."

Jacques Prévert 



Foto: Light Writer's Photos 
Allestimento scenografico: Incanto Lunare
Abbigliamento/accessori: Coccole d'Autore


 

venerdì 4 dicembre 2020

       


"Più piccolo di come appare da sotto, eppure così significativo nel paesaggio di cui fa parte con naturalezza. Quasi commovente, nel modo in cui si adatta alla conformazione della collina invece di forzarla alle proprie ragioni. Un messaggio di equilibrio e stabilità lasciato così tanti secoli fa per durare ed essere ammirato, con le sue linee curve, senza presunzioni di verticalità, senza sfide alle leggi della fisica. Più in là ci sono i boschi, i muri che circondano la proprietà e la rendono invisibile dalla strada, più sotto, la pianura in cui dilagano capannoni, fabbriche, strade e altre brutture contemporanee avvolte in una foschia azzurrina."


Sinossi: La mattina del primo gennaio Veronica Del Muciaro, inviata di un programma televisivo di grandi ascolti, sta per morire soffocata da una brioche in un caffè storico di Suverso, prospera cittadina del nord. La salva uno strano e affascinante archeologo, il marchese Guiscardo Guidarini, che le rivela di aver riportato alla luce un sito importante. L’inviata scopre di cosa si tratta e lo rende pubblico in diretta tv, scatenando una furiosa competizione tra comuni, partiti rivali, giornalisti e autorità scientifiche. Con Il teatro dei sogni Andrea De Carlo applica le sue capacità di osservazione sociale e di indagine psicologica a un romanzo fortemente contemporaneo, polemico ed esilarante, che scava nelle ragioni dei quattro protagonisti e ne fa emergere verità, segreti, ambizioni, paure e sogni sopiti. 

RECENSIONE

Il marchese Guidarini, in questo romanzo a chiave dalla narrazione accattivante, diventa, suo malgrado, il protagonista di una contesa tra, i media e la politica contemporanea. TEATRO della contesa, due immaginari quanto reali comuni della Brianza e i rispettivi sindaci con entourage annesso. Immagini speculari di uno Stato che ha messo all’angolo la Bellezza con la B maiuscola aprendo la porta a personaggi della nostra quotidianità come la Del Mùciaro con l’accento sulla “U” che pare, a tratti, la brutta copia di Bruce Nolan/Jim Carrey nel film “Una settimana da Dio” e la sua boss, dall’ingombrante cognome “Riscatto”. A proposito, a quanto ammonterà il prezzo per liberare le menti provate dei poveri telespettatori? Il dibattito intellettuale si fa rissa da pollaio. Il lettore, si ritrova a sfogliare con frenesia questo romanzo come di fronte a un avvincente libro giallo alla ricerca dell’assassino. Ci troviamo ad assistere in prima fila alla pièce caricaturale di un’Italia in grado di farci sorridere, una risata amara certo, ma pur sempre una risata. 

"Dal punto di vista umano, l'azione del teatro come quella della peste, è benefica perché, spingendo gli uomini a vedersi quali sono, fa cadere la maschera, mette a nudo la menzogna, la rilassatezza, la bassezza e l'ipocrisia"

(Antoin Artaud)



mercoledì 18 novembre 2020




La paura è nei cromosomi?



Foto: Fabio Ricci


È di qualche tempo addietro l’annuncio da parte di un’équipe di biologi che è stato individuato il gene della paura. Ovvero la paura, oggi componente determinante del vivere nel mondo occidentale di fronte al dilagare del terrorismo, è insita nell’uomo, di qualunque estrazione razziale, culturale, sociale, esso sia.

In realtà, noi crediamo che gli scienziati abbiano commesso un piccolo errore: hanno individuato il gene del timore, non quello della paura. E non vi sembri questo un gioco di parole.

La paura è una reazione irrazionale, che spinge alla fuga (in greco fobéomai, “aver paura”, viene proprio da “fuggire”, fébomai), che suppone un castigo, che sobilla, in mancanza di possibili fuoriuscite evasive, al duello. È una passione da cui liberarsi, come auspicavano gli stoici, verso l’atarassia, la pacatezza e la serenità. Era considerata – è – quasi come un vizio.

Ben diverso il timore. Ovvero quel sentire fiducioso che, come scrive lo psicologo Umberto Galimberti, “concorre alla formazione della coscienza morale che argina le spinte trasgressive”.

Contrariamente alla resa allo sgomento dettata dalla paura, il timore induce al dialogo rispettoso e consapevole e spinge al rigore morale che sono la difesa più certa contro ogni arroganza, ogni brutalità, ogni disumanità. Anche, e potremmo dire soprattutto, quelle che si autoproclamano – invocando “invano” il nome di Dio – etiche, morali, “sante”.

“Abbiamo bisogno di ritrovare”, scrive Gianfranco Ravasi, “quel timore che è rispetto per l’altro, ossia il prossimo, e per quell’Altro, che è Dio o il mistero (secondo le diverse opzioni)… Abbiamo bisogno di ritrovare quel timore che è fiducia e fraternità, perché tutti siamo creature, partecipi delle stesse paure e della stessa fragilità “adamitica”.”

E, confermano i biologi, possiamo farlo guardandoci dentro, scrutando la nostra umanità, impegnandoci nell’individuare la nostra identità, quindi le nostre possibilità e i nostri limiti.


lunedì 31 agosto 2020

  I veri credenti di Joseph O’Connor

 

L’Irlanda moderna e le sue contraddizioni in una serie di racconti ben strutturati. Personalmente, in questi spaccati di una terra perennemente in conflitto (nel 1991, quando il libro è stato pubblicato, la “questione irlandese” era molto più tragica di oggi) e di personaggi in bilico tra illusioni e realtà, ho trovato più belli gli ultimi capitoli. La storia d’amore tra i due combattenti schierati su fronti avversi, e soprattutto “Libertà si stampa”, dove un vedovo, appresa la notizia della moglie vittima di un incidente ferroviario, è soprattutto stupito dal fatto che la consorte recasse tra le mani una rivista che notoriamente disdegnava: le sue buffe considerazioni troveranno un riscontro in una chiacchierata finale con l’edicolante di fiducia. Tutta la narrazione di O’Connor è un’incursione nell’evoluzione/involuzione dei rapporti umani e di quello di coppia in primis, con le drammatiche rivalità politico-religiose, il labile vincolo tra sacro e profano, gli eccessi del quotidano a fare da tracce joyciane che conducono on the road esistenze difficili. 
 Giusy Grasso

mercoledì 6 maggio 2020

COME IN, WE'RE OPEN!





Oggi 6 Maggio 2020 lo studio fotografico Light Writer's Photos riapre al pubblico con i seguenti orari: dal lunedì al sabato dalle 08.00 alle 12.30 e dalle 15 alle 19. In linea con le nuove disposizioni, potrà entrare una sola persona alla volta. Non temete, i prezzi rimarranno invariati fino alla fine dell'anno 2020. E non dimenticate la mascherina!




giovedì 9 aprile 2020

Anno 2030.
- Nonno, raccontami di quando l’Italia divenne una nazione così bella! E il nonno cominciò: era il 2020, dieci anni fa. All’improvviso un'epidemia investì tutto il mondo, pare provenisse dalla Cina ma, era stata portata da altri, forse da militari americani, non si seppe mai la verità... In Europa, l'Italia fu la prima a essere colpita. Ci furono tanti morti. Paura, diffidenza, gli ospedali gremiti di gente. Durò parecchie settimane, mesi, fu dura. Tanto. Il popolo italiano fu di grande esempio e reagì, dapprima, con la leggerezza e il sense of humour che lo contraddistingue poi, con spirito di sacrificio. Le persone riscoprirono il valore dell’aiutarsi vicendevolmente. L'importanza del tempo da dedicare alle persone care. Una crisi spaventosa colse tutti impreparati. I negozianti, a malincuore, tirarono giù le saracinesche delle loro attività commerciali e produttive. Chiedemmo aiuto all’Europa; all’epoca avevamo una Comunità, così si chiamava: comunità europea. Doveva servire per fare una grande Nazione, come gli Stati Uniti ma, altre nazioni, come la Germania e l’Olanda, dissero che avremmo dovuto fare da soli. Oppure, offrire le nostre aziende, gli aeroporti, le autostrade, l’oro della Banca d’Italia, i nostri risparmi... MA COME?! Dopo quello che avevano combinato!
- E allora nonno, cosa accadde?
Accadde che, ci rendemmo conto che dovevamo fare tutto da soli. Il Presidente della Repubblica, chiamò tutte le aziende e la Banca d’Italia emise un prestito, solo per gli Italiani, di 100 miliardi, si chiamava "SALVA ITALIA" e doveva servire per risollevare le sorti del Paese. Accadde l’incredibile: i politici rinunciarono ai loro stipendi per 6 mesi! Tutti i dirigenti d’azienda fecero altrettanto e, il resto della popolazione a seguire, secondo le proprie possibilità. Quindi, le aziende sane, comprarono così tanti titoli che, lo Stato italiano raccolse 300 miliardi in poche settimane. A quel punto, chiamarono un grande banchiere, un certo Draghi. Con quei soldi, non solo superò la crisi del momento ma, ricomprò anche una parte del debito estero che avevamo. Diminuì le tasse, per consentire di produrre a costi più bassi. Dopo appena quattro mesi, eravamo la Nazione più in forma del momento mentre, le altre, ci stavano a guardare, sperando non ce la facessimo. Alcune aziende che avevano trasferito le loro produzioni all’estero, come la Fiat, tornarono in Italia. Per consentire a tutti di lavorare, diminuirono l’orario di lavoro permettendo così, di trascorrere più tempo in famiglia. Il maggior fatturato, permise di ricomprare ancora i debiti che avevamo contratto negli anni passati. Eravamo così fieri di essere Italiani... Furono anni di grande intensità emotiva. Anni in cui riscoprimmo di essere un grande popolo fortunato, perché vivevamo nel paese più bello del mondo.
- Grazie Nonno. Domani me la racconterai di nuovo? È una storia così bella!